22) Einstein. Il fine della scienza.
Il fine della scienza  duplice, spiegare il maggior numero di
fenomeni e usare il metodo pi semplice. Cos le teorie devono
dimostrare la pi alta unit utilizzando il numero minore di
concetti. L'immagine del cruciverba.
A. Einstein, Pensieri degli anni difficili,  traduzione italiana
di L. Bianchi, Boringhieri, Torino, 1974, pagine 41-42 (vedi
manuale pagine 302-306).

 Il fine della scienza , da una parte, la comprensione pi
completa possibile della connessione fra le esperienze sensoriali
nella loro totalit e, dall'altra, il raggiungimento di questo
fine mediante l'uso di un numero minimo di concetti e di relazioni
primarie (mirando, per quanto  possibile, all'unit logica della
rappresentazione del mondo, cio a tener ristretto il numero di
elementi logici).
La scienza si occupa della totalit dei concetti primari, vale a
dire dei concetti direttamente connessi con le esperienze
sensoriali, e dei teoremi che li connettono. Nella sua prima fase
di sviluppo, la scienza non contiene nient'altro. Il nostro
pensiero quotidiano  interamente soddisfatto a questo livello. Un
tale stato di cose, tuttavia, non pu soddisfare uno spirito
dotato di una mente realmente scientifica, poich la totalit dei
concetti e delle relazioni ottenuta in questa maniera decisamente
difetta di unit logica. Al fine di sopperire a questa deficienza,
si inventa un sistema pi povero di concetti e di relazioni, un
sistema che conserva i concetti e le relazioni primarie del primo
livello come concetti e relazioni derivate per via logica. Questo
nuovo sistema del secondo ordine paga la sua pi profonda unit
logica con il conservare come concetti elementari (concetti del
secondo livello) soltanto concetti non pi connessi direttamente
con i complessi di esperienze sensoriali. Un ulteriore sforzo
verso l'unit logica ci conduce a un sistema del terzo ordine,
ancor pi povero di concetti e di relazioni, per la deduzione dei
concetti e delle relazioni del secondo livello (e, quindi,
indirettamente del primo). Cos la catena procede finch arriviamo
al sistema dotato della pi alta unit concepibile e insieme del
numero minimo possibile di concetti logici fondamentali (sempre
compatibili con le osservazioni fatte mediante i nostri sensi).
Noi non sappiamo se questa spinta si concreter mai in un sistema
concluso oppure no. Di fronte a una questione del genere si 
inclini a rispondere negativamente. Pur lottando in continuazione
con i problemi che si presentano, tuttavia non si vorr mai
rinunciare alla speranza che questo supremo fine possa essere
raggiunto con un'approssimazione altissima.
[...].
Il punto essenziale  il fine costituito dalla rappresentazione
della moltitudine dei concetti e dei teoremi dedotti per via
logica e facenti parte di una base, la pi ristretta possibile, di
concetti e di relazioni fondamentali che possono venir scelti
liberamente (assiomi). La libert di scelta, tuttavia,  di un
tipo particolare: non  affatto simile alla libert di uno
scrittore di romanzi. Essa  piuttosto simile a quella di chi 
impegnato nella risoluzione di un ben congegnato cruciverba. Egli
pu,  vero, proporre ogni volta qualsiasi parola come soluzione;
ma ogni volta  una sola parola che d la chiave per risolvere il
cruciverba in tutte le sue parti. E' questione di convinzione che
la natura, quale risulta percepibile dai nostri cinque sensi,
abbia il carattere di un cruciverba ben congegnato. I successi
ottenuti finora dalla scienza danno, in verit, un certo sostegno
a questa convinzione.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 779-780.
